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Boston. Osservare e visualizzare la vita in tempo reale delle città

Boston ci accoglie con il sapore di una città europea, con le piazze, i marciapiedi frequentati, l'architettura degli edifici. Abbiamo quasi una settimana a disposizione e c'è il tempo di familiarizzare con la città, che offre un ottimo sistema di trasporti, ritmi di vita tranquilli e un ambiente vivibile.

L'università è ovunque permeando lo spazio pubblico, i nomi delle strade, la metropolitana e persino gli hotel: di fatto, entriamo nei luoghi della mitologia.

I giorni trascorrono facendo avanti e indietro sulla Red Line, tra le fermate di Harvard e del MIT: un percorso di appena dieci minuti, concentratissimo e vagamente irreale. Ma è tutto lì, a pochi passi.

Passiamo dal SENSEable City, allo storico MediaLab del MIT, al metaLAB di Harvard. Solo l'Institute for Human Centered Design gestito dalla radiosa Valerie Fletcher è fuori dalle due roccaforti della ricerca.

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[Nella foto: Red Line, la fermata del MIT]



Un ambiente completamente diverso dalla Pittsburgh che ci siamo lasciati alle spalle, e anche i temi subiscono uno shift.

Continuiamo a interrogarci sul futuro delle città, ma quello che prende maggiormente corpo in questi dialoghi è l'idea di “Urban Sensing” da un lato, e dall'altro il modo in cui la possibilità di ascoltare, analizzare e visualizzare le conversazioni pubbliche degli utenti sui social network offra nuovi strumenti per la governance e la valorizzazione del territorio. Un campo di interazione in cui la percezione dei nuovi confini fra spazio pubblico e privato si rende immediatamente percepibile alla popolazione. Vi è inoltre l'esplorazione del concetto di mappa nella geografia informazionale creata dall'intrazione sui social network. Questo processo riguarda lo spazio fisico urbano e il pezzo di realtà che ci portiamo addosso grazie a dispositivi come gli smartphone: le interazioni delle persone nei nuovi spazi pubblici digitali generano “mappe di informazioni” che possiamo visualizzare e usare.

La nostra idea di Urban Sensing riguarda la  possibilità di accedere alle agorà digitali contemporanee: piazze fatte di milioni di testi e interazioni. Immaginate ad esempio di poter ascoltare la vita in rempo reale di Roma, catturamndo e analizzando i flussi di comunicazione georeferenziata generati costantemente dalle persone su FB o TW. Questo è fattibile, ma non solo: tecnologie come il machine learning e l'analisi del linguaggio naturale consentono di analizzare i contenuti estraendo informazioni dal flusso in tempo reale dei dati. Le mappe informazionali si basano sulla possibilità di usare questi strumenti e questi contenuti. La possibilità di visualizzare un nouvo tipo di paesaggio, fatto di informazioni (l'infoscape), e di analizzarlo per comprendere i desideri, le visioni e gli atteggiamenti dei cittadini apre nuovi spazi per il business, la pianificazione urbana, le politiche pubbliche e la coesione sociale: l'attività sociale – il modo in cui milioni di persone ricodificano ogni giorno lo spazio urbano – si stratifica sulla realtà e diventa accessibile.

Presentiamo progetti come l'Atlante di Roma (2010), VersuS (2011), VivaCosenza (2012) che, muovendosi in questa direzione, realizzano in maniera tangibile questo genere di scenari e, partendo dalla suggestione degli immaginari e delle visioni del futuro resi possibili dall'arte e dall'interattività, ottengono il risultato di rendere queste visioni accessibili e comprensibili per vasti strati della cittadinanza e delle organizzazioni pubbliche e private.

Iniziamo incontrando Sep Kamvar, direttore del Social Computing Group al MIT Media Lab, fra i primi ad esplorare in questo senso il mondo delle visualizzazioni. Ci raccontiamo le enormi opportunità che, nelle nostre esperienze, derivano dall'incontro fra arte, tecnologia e informazione: lavori come “We feel fine” (2005) sono punti di riferimento dell'infoestetica e della nostra attività scientifica e artistica. In questo momento parte della sua attenzione si sta concentrando proprio sul concetto di mappa: alla fine dell'incontro ci invita per il giorno seguente alla lunch discussion del venerdì con il suo team per discutere i nostri casi di studio. Ne siamo più che felici e le due ore di meeting a cui partecipano circa otto persone del team si rivelano un momento vivace di confronto. La promessa scambiarci materiali, link e librerie software utilizzate conclude la presentazione, insieme a dei sinceri abbracci.

Mit

Nella foto: Salvatore Iaconesi presenta i lavori di AOS all'equipe del MediaLab

Proseguiamo accettando l'invito di Assaf Biderman, associate professor del SENSEable City, che ci invita a partecipare ad una lezione: il gruppo è composto da circa 12 studenti, una classe internazionale di provenienze differenti e interdisciplinari, impegnati a ripensare un progetto di mobilità in una città del Sud Africa. Un progetto reale in cui la visione degli studenti potrebbe essere presa in considerazione e sviluppata dall'amministrazione.

Senseable

[Nella foto: ingresso principale del MIT. Al centro l'installazione "Local Warming" creata dal team del Senseable]

La percezione di un contesto e di un modello di insegnamento universitario profondamente differente, dove l'attività di mentoring e la prassi progettuale sono centrali, si fa palpabile: ottime ed interessanti riflessioni da riportare a casa sull'impostazione dei corsi universitari, pensando ai nostri studenti.

La tappa si conclude all'Institute for Human Centered Design dove ci interroghiamo su come creare ambienti di interazione realmente accessibili e rilevanti dal punto di vista dell'esperienza umana in cui il design si confronta con le esigenze e la ricchezza della disabilità o della malattia mentale. Un approccio sentito e sincero come testimonia la presenza di un altissimo numero di disabili nel team dell'Istituto.

Human centered design

[Nella foto: sede dell'Institute for Human Centered Design, il tavolo dove abbiamo appena fatto la riunione]

Prossimo appuntamento a Washington, la capitale delle istituzioni.