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Washington. La tensione fra spazio pubblico e spazio privato

Eisenhower Tour 2013 ci porta alla scoperta dei centri nevralgici della geografia culturale, economica e politica del sistema americano, fin dentro la White House.

Approdiamo a Washington, la capitale delle istituzioni. Una città monumentale, dalle strade infinitamente larghe dove a camminare da pedoni ci si sente infinitamente piccoli. L’unico quartiere che fa eccezione, fra i pochi che abbiamo visitato, è Georgetown, a poche centinaia di metri dal nostro albergo: ci andiamo spesso a mangiare e a fare colazione.

 

Georgetown

 

[Nella foto: M Street in Georgetown]

L’elemento caratterizzante di questa tappa è la
tensione profonda fra spazio pubblico e spazio privato generata dalle
nostre interazioni sui social network, che abitiamo, viviamo e
percepiamo a tutti gli effetti come vere e proprie piazze: luoghi in
cui si svolge e costruisce ogni giorno la vita pubblica di milioni
di persone.

Il tema è perfettamente esplicitato
nell’incontro con l’Aspen Institute
dove ci accoglie Charlie Firestone, executive director del
Communication and Society Program dal 1989. Giurista di formazione,
docente universitario, direttore di diversi organismi istituzionali
di rilievo, Firestone si dimostra da subito un interlocutore curioso,
predisposto al dialogo e di squisita cultura. Lo spostamento dei
confini della privacy tocca le corde del suo lavoro all’Aspen ma
anche quelle del giurista: cosa succede quando spazi sostanzialmente
privati come FB o Twitter vengono percepiti e usati come pubblici? A
chi appartengono i dati generati dagli utenti? E come si gestiscono?

Proponiamo una serie di lavori come “Enlarge your Consciousness
4Days 4Free
” o “Incouscious Porn” dove il meccanismo si
esplicita nudo: sia quello economico sia quello legato alla percezione. Nel primo, 100 utenti di Twitter
vengono trasformati in tamagotchi umani, le loro identità digitali vendute a 9.90 euro: un
QRcode, racchiuso dentro una scatola di design, dà accesso a un
interfaccia da cui il possessore può monitorare in tempo reale il
flusso delle emozioni del suo utente. In Incouscious Porn una fictional company
mette sul mercato 100.000 quadri generativi creati usando messaggi in
cui gli utenti hanno lasciato il proprio numero di telefono associato
a un commento a sfondo sessuale, sui social network o sulle bacheche
di un blog: ogni quadro, venduto a 50 euro, contiene un numero di
telefono e il relativo commento. A questo si aggiungono due servizi
supplementari: la possibilità di verificare se il proprio numero di
telefono è nel database della compagnia e, nel caso, di rinuoverlo
previo pagamento di una fee.

Un terzo caso riguarda la proprietà e l’uso dei dati, in particolare in progetti/azioni di pubblico interesse promossi da
istuituzioni: ad esempio, se una città intende usare il flusso di
conversazioni dei cittadini sui social network per migliorare la governance o le
politiche pubbliche, potrebbe essere in violazione dei terms of service generando la necessità di prendere accordi con i gestori
delle nuove piazze digitali.

Firestone risponde alle
sollecitazioni introducendo due elementi cruciali: il concetto di
“expectation” e la possibilità di estendere l’idea di fair use,
propria dell diritto d’autore, anche ai contenuti generati dagli
utenti sui social network. La privacy “attesa” è legata alla
percezione ed ha un peso anche in termini legali. Ad esempio, continua Firestone, se
una persona decide di uscire in strada nuda, si espone
consapevolmente ad un comportamento passibile per legge, violando norme e convenzioni sia sociali che legali profondamente acquisite. Possiamo dire lo stesso degli spazi digitali? Le nostre azioni sono guidate dalla stessa consapevolezza? O ancora meglio: qual’è l’
“aspettativa” di privacy che di fatto guida il nostro
comportamento? Tutti spunti di riflessione da discutere con i tanti e diversi soggetti e organizzazioni impegnati ad osservare il mondo digitale anche in Italia, in particolare tutti quegli avvocati che studiano il diritto digitale e che costantemente si
sono rivelati una risorsa preziosa per il nostro lavoro. Interessantissimo, in questa direzione il concetto di fair use da estendere alla proprietà dei
dati sui social network: in mancanza di normative specifiche in materia,
i term of service e i gestori delle piattaforme restano il punto di
riferimento legale e molto poco ancora si fa e si dice dal punto di
vista degli utenti quanto delle istituzioni.

Questa frizzante energia piena di
domande ci accompagna alla Casa Bianca dove incontriamo l’Office of
Science and Technology Policy
(OSTP).
L’ufficio, creato nel 1976, ha il mandato di informare il presidente
degli Stati Uniti d’America sugli effetti delle scienza e della
tecnologia a livello nazionale e internazionale: il suo direttore è
comunemente riconosciuto come Science Advisor del presidente. Ci
accolgono la dott.ssa Fen Zao e il dott. Rick Maynard da subito
interessati a capire il nostro approccio antropologico e culturale
basato sull’osservazione del mutamento in senso tecnologico dell’essere umano. Il dialogo spazia dalla privacy con Incouscious
Porn, alla possibilità di influenzare le politiche pubbliche,
creare nuovi strumenti di governance attraverso l’ascolto in tempo
reale delle conversazioni degli sui social network, inserire gli open data in un processo di appropriazione reale da parte dei cittadini.

 

Scopriamo
che l’OSTP lavora intensamente in entrambe le direzioni, su cui si aprono delle interessati ipotesi di collaborazione. Il Cyber-Physical System Virtual Organisation (CPS-VO) è uno spazio collaborativo dedicato alla ricerca che affronta temi
quali sicurezza, privacy, social behavior con l’obiettivo di favorire
lo scambio fra ricerca, istituzioni e industria, creando una comunità
in grado di condividere conoscenza e progettualità: siamo invitati a
entrare nella community che è aperta anche a soggetti e
organizzazioni internazionali e senz’altro lo faremo al nostro ritorno.

In tema open data, da menzionare l’iniziativa Data.gov, portale in cui il Governo Federale mette a disposizione una serie di fonti e risorse di dati aperti e pubblicamente utilizzabili. L’obiettivo è la trasperenza, ma il tema cruciale su cui verte la discussione è come attivare processi e strategie che consentano l’uso e l’appropriazione dei dati da parte dei cittadini e della società civile. Si tratta di un meccanismo delicato in cui i dati fanno un passaggio di qualità trasformandosi in informazione e poi in conoscenza, producendo nella fase finale consapevolezza (awareness). Ritornano sul tavolo le tematiche che abbiamo affrontato a Pittsburgh, e abbiamo l’occasione di discutere di nuovo l’approccio della human centered smart city, con i progetti di Ubiquitous Pompei e Trieste Cloud City. Ancora una volta capiamo quanto sia importante un approccio culturale e antropologico all’innovazione, dove la disponibilità di dati e tecnologie ci consente sì di immaginare nuovi modi di vivere, governare, percepire il mondo e le nostre città, ma allo stesso tempo non li realizza automaticamente. La discrimonante diventa una società (e una cultura) pronta ad accogliere e performare le possibilità: una domanda a cui le istituzioni pubbliche per ruolo, missione e storia, sono profondamente sensibili.

La nostra visita alla Casa Bianca si chiude con una proposta inaspettata: Zao e Maynard
ci invitano a presentare i nostri lavori all’Ashoka Future Forum, con una sezione poster visto che saremo già di ritorno in Italia per quelle date. Ci salutiamo con la consapevolezza che un un ponte, un canale di counicazione reale e concreto si è aperto con la Casa Bianca: qualcosa di impensabile prima di questo viaggio che ci dà la misura e il valore del programma, come degli incontri nel mondo fisico.

Il resto del nostro soggiorno a Washington si tinge di rosso: rosso TED. Salvatore è stato chiamato a presentare “La Cura. My Open Source Cure for cancer” all’edizione di TEDMED 2013. Partecipare ad un evento TED di questa portata è un’emozione, un riconoscimento internazionale sul valore delle proprie iniziative, ma per lui (per noi) ha un valore simbolico, catartico oserei dire. Forse molti lettori conoscono già La Cura, forse qualcuno di voi ha preso parte attiva al processo: alcuni giorni dopo la sua diagnosi di tumore al cervello, Salvatore ha deciso di pubblicare integralmente le sue cartelle cliniche, dando vita ad una performance globale in cui chiunque – attraverso culture, esperienze, forme creative, conoscenze nel campo della medicina e della ricerca – è stato invitato a prendere parte attiva al processo di cura. L’azione di Salvatore ha avuto un effetto dirompente nel mondo dei media, della ricerca, del dibattito internazionale sulla medicina e sulla cosiddetta “e-health” e, prima di tutto, sul modo in cui abbiamo gestito e vissuto questo momento.

La Cura parla del ruolo del paziente, di una riappropriazione estrema dell’identità proprio a partire dalla gestione e del possesso dei nostri dati personali, della scelta di un uomo (un hacker, un artista) di vivere e performare lo sconfinamento fra la sfera personale più intima (lo stato di salute, il proprio corpo) e quella pubblica vivendo sulla sua pelle (fuori da ogni metafora) i rischi e le meravigliose opportunità di una open source networked society.

Tedmed

[Nella foto: Salvatore Iaconesi sul Palco di TEDMED]

Poter raccontare tutto questo del palco di TEDMED, essere in viaggio per gli Stati Uniti in questa fellowship dopo l’operazione di gennaio è un regalo infinito: siamo vivi e siamo insieme.

Prossima tappa a San Francisco, nel cuore della Silicon Valley.